Biografia
La Genesi del Metallo Cembrano: come nacque il thrash in dialetto trentino.
Nel 2016 la Val di Cembra ribolliva di gruppi, ma secondo alcuni musicisti storici la scena stava diventando troppo pulita, troppo da fighetti. È in quel contesto che nasce l'idea dei Diaolokan. Non si tratta di un progetto costruito a tavolino, bensì della conseguenza naturale di una chiacchierata tra amici, di quella stanchezza buona che ti fa dire "beven na bira e veden che vegn fòra". Non come crociata ideologica, ma come risposta istintiva: riportare nelle cantine e nei pub un metal viscerale, sporco, parlato nella lingua della valle.
Col tempo, per descrivere quella miscela di thrash viscerale, dialetto trentino e ironia di valle, è venuta naturale una definizione: “Thrash Metal Trentin”. Non come etichetta da manuale o genere ufficiale, ma come modo semplice per dire che questa musica nasce qui: tra cantine, bar e posti reali, con una lingua e un’attitudine che non si possono tradurre.
1.1. Contesto: La Val di Cembra e la Scena Musicale del 2016.
La valle, con i suoi paesi arrampicati e i vigneti scavati nella roccia, aveva una scena viva ma segnata da una deriva che i futuri Diaolokan ribattezzarono in modo sprezzante "piangimarenda": gruppi tecnicamente buoni ma senz'anima, incapaci di mordere.
L'origine dei Diaolokan è quasi una leggenda locale. Willy "Will J." Sebastiani, chitarrista e principale mente compositiva, era al lavoro quando gli venne un pensiero semplice: "adess me bèvria na bira". "Beven na bira... dovrei scriverci una canzone!" pensò. Da quella voglia di birra nacque l'idea di fondare un gruppo con l'amico di lunga data Nemo Michelon, già compagno d'armi ai tempi dei Pestilenza, nome ben conosciuto nella scena locale.
1.2. La Chiamata alle Armi: Willy Sebastiani – Nemo Michelon.
L'idea prese forma concreta quando Nemo ricevette da Will J. il compito di trovare un batterista. Fu così che le strade di Nemo e Paolo da Ceola (noto come Müller) si incrociarono. Durante una delle prime prove nacque spontaneamente il brano "Beven na bira": un inno improvvisato, costruito su due frasi ripetute ("Te g'ho dito, porta na bira" e "Beven na bira"). Quel momento segnò la nascita ufficiale dei Diaolokan. Il trio iniziale cominciò le prove forgiando il proprio sound su cover degli S.O.D. (Stormtroopers of Death), una scelta che chiariva da subito le intenzioni: thrash metal diretto, senza fronzoli, con una forte componente crossover. Le influenze di giganti del genere come Slayer e Pantera erano palesi e orgogliosamente esibite, gettando le basi per un suono destinato a scuotere le fondamenta della valle. Non un progetto da studio, ma una banda vera, nata tra cantine e bar, dove ogni riff sapeva di ferro, sudore e grappa.
Solo dopo arrivò Christian Faes (Kris Stian), reclutato da Paolo con una bugia leggendaria: gli fece credere che avrebbero suonato cover degli Impaled Nazarene, band black-thrash finlandese adorata da Kris. Alla prima prova scoprì che le cover degli Impaled erano... una sola, e che avrebbe dovuto suonare persino Walk dei Pantera, gruppo che lui detestava. Nonostante l'inganno, Kris rimase, trovando nel progetto una casa musicale e una famiglia adottiva in Val di Cembra. Con Will J., Nemo, Müller e Kris la formazione era definitiva: una band vera, cresciuta tra le cantine e i bar, dove ogni riff sapeva di metallo e grappa.
1.3. L'Arma Scelta: Il Dialetto Cembrano come Atto di Ribellione.
Fu proprio Will J. — unita alla totale mancanza di interesse di Nemo per scrivere e tradurre testi in inglese — a farlo cambiare idea. Da quella scelta nacque un linguaggio autentico e diretto, che si rivelò presto l’arma vincente della band. L’obiettivo era chiaro fin da subito: unire metal, dialetto e ironia per raccontare la valle, le sue contraddizioni e la vita reale, senza filtri né pose.
Ben presto apparve evidente la necessità di proporre musica inedita. La situazione in valle era considerata troppo stagnante per affidarsi alle solite cover: serviva un intervento d'urto. I primi riff sgorgarono violenti e i testi nacquero spontaneamente in dialetto. Questa scelta non fu né casuale né folcloristica: in un genere globale come il metal, dove l'inglese è la lingua franca, l'uso di un dialetto iper-locale era un atto radicale di affermazione identitaria. I Diaolokan scelsero il dialetto schietto della valle, non quello "poco virile da zitadinei" (i cittadini). Questa distinzione è fondamentale: il dialetto divenne "un'arma potentissima" nella loro battaglia culturale contro l'omologazione musicale, creando un legame immediato con il pubblico locale e, allo stesso tempo, una barriera per gli esterni.
In questo senso, Thrash Metal Trentin non è uno slogan “da scena”: è una fotografia. Vuol dire thrash suonato senza pose, con il dialetto vero – ruvido, duro – dove la cadenza diventa parte del groove tanto quanto chitarra e batteria. Non folclore: identità.
1.4. La Scena e i Fratelli d'Armi: gli MG66 e l'identità Trentina.
Per capire davvero i Diaolokan bisogna guardare intorno a loro. La Val di Cembra e le valli limitrofe, tra la fine degli anni Duemila e i primi anni 2010, erano un piccolo laboratorio di suoni estremi e band testarde che, pur con mezzi minimi, cercavano un linguaggio proprio. Tra queste, una delle più importanti e longeve sono gli MG66, formazione di Cavalese nata ufficialmente nel 2007 ma con radici ancora più antiche nel progetto Inertia, attivo fin dal 1997. Gli MG66 hanno sempre rivendicato una definizione precisa del proprio stile: "Thrash 'n' Roll" una miscela devastante di furia Slayer, groove Pantera e ritmiche industrial alla Rammstein. Un marchio inconfondibile che li ha resi una delle realtà più solide della scena trentina, anche se spesso discussa. Come raccontò il chitarrista Davide, "i puristi del metal storcono il naso per suoni che non sono quelli dettati dal momento d'oro del genere, gli anni '80". Il loro album del 2008, In the House of Liv, venne elogiato per l'originalità ma criticato per essere "poco uniforme e canonico": una testimonianza di quanto la scena trentina fosse viva, ma anche spaccata tra innovatori e tradizionalisti.
In questo contesto arrivarono i Diaolokan, portando un'idea quasi opposta: non ibridare, ma ritornare al thrash puro, quello delle origini diretto, rude e senza compromessi - però filtrato attraverso il dialetto e l'ironia locale. Se gli MG66 rappresentavano il versante più moderno e contaminato del metal trentino, i Diaolokan incarnavano la radice istintiva e popolare. Due percorsi diversi ma complementari, che nel tempo si sono incrociati sullo stesso palco più di una volta dal Suan Rock Festival al Dolometal - uniti da una comune attitudine: fare musica vera, lontana dalle mode, forgiata tra montagne, sudore e birra.
II. L'Ascesa dei Diaolokan (2016-2019): Dai Primi Riff a Ratnemarcas.
Con una direzione ormai chiara e un'identità sonora e linguistica definita, i Diaolokan passarono in poco tempo dalle prove in cantina a un vero assalto musicale. Tra il 2016 e il 2019 la band consolidò la formazione, pubblicò una serie di singoli e arrivò al primo lavoro completo, lasciando un segno concreto sulla scena metal trentina.
2.1. I Primi Assalti Sonori: "Lambicar" e "V.G.D.Q.C.".
Dopo circa sei mesi di attività febbrile, la band pubblicò il primo singolo, "Lambicar". Il brano fu il primo segnale del loro approccio: grezzo, diretto, senza compromessi. Lambicar raccontava la dura vita di valle ai tempi della pellagra, quando si sopravviveva distillando in clandestinità. Un pezzo che sapeva di rame, fumo e bestemmie e che definì subito l'immaginario Diaolokan.
Poco dopo, la formazione trovò la sua stabilità definitiva con l'ingresso di Kris Stian, soprannominato dai compagni Morte. Con la line-up a quattro, il gruppo era completo. Nel marzo 2017 uscì "V.G.D.Q.C." (Véi Giò da Quela Cross), accompagnata da un videoclip girato a Santa Croce di Palù di Giovo. Nel video, Kris interpreta Cristo crocifisso mentre Nemo urla "Véi giò e fa qualcos!", in quella che diventerà una delle immagini simbolo della band. Il brano univa blasfemia, denuncia e ironia in perfetto stile Diaolokan: un thrash crudo, sarcastico e profondamente trentino. Il video superò le 5000 visualizzazioni in pochi mesi, un risultato sorprendente per un gruppo nato tra cantine e pub, e per molti segnò la rinascita del metal "vero" in valle.
2.2. La Denuncia si da Sistema: "Basta Magnar" e la Critica Sociale.
Nel 2018 i Diaolokan tornarono con il singolo "Basta Magnar", ispirato da un episodio familiare di Will J. Una sera, suo figlio Armin prese in giro il gatto di casa inventando una filastrocca: "Basta bever, basta magnar, va' a laoràr, no sta palteganar!". Will la sentì, rise... e la trasformò in un testo feroce contro i privilegiati e i finti lavoratori. Il risultato fu uno dei brani più iconici della band: una satira popolare che attacca politici, sindacalisti affaristi, "finti santi" e "fioi de papà manifestanti". Con questo pezzo i Diaolokan codificarono il proprio metodo: usare il thrash metal e il dialetto come strumento di denuncia, parlando un linguaggio diretto, rozzo ma onesto, che rappresentava la voce della gente comune più di qualsiasi proclama politico. Basta Magnar chiuse simbolicamente il primo ciclo della band: tre anni di lavoro, ironia e birra trasformati in un manifesto sociale in salsa thrash.
2.3. Il Primo Sigillo: Ratnemarcas e la Consacrazione su DMAX
Il 2019 fu l'anno del primo vero traguardo dei Diaolokan. La band entrò in studio con il produttore Mauro Andreolli per registrare il suo primo lavoro completo, "Ratnemarcas" — titolo che rovescia in modo beffardo la parola Sacramentar. Un'idea tipicamente Diaolokan: ironica, provocatoria e radicata nel loro immaginario blasfemo.
Il disco raccoglieva:
- I singoli pubblicati tra il 2017 e il 2018.
- Due inediti (Sacramentar e Orso Bruno).
- Due tracce live dal leggendario live in Spendal.
Pur essendo autoprodotto, Ratnemarcas suonava professionale e compatto: merito dell'esperienza di Andreolli e dell'intesa ormai totale tra i quattro membri. Il CD andò esaurito in breve tempo e venne ristampato — un risultato raro per una band indipendente della valle. L'impatto andò oltre i confini locali quando la traccia "Sacramentar" venne scelta per la colonna sonora del docu-reality Undercut - L'oro di legno, trasmesso su DMAX. Andreolli era anche il sound designer del programma e colse l'occasione per far risuonare il thrash dialettale dei Diaolokan in televisione nazionale. Quel passaggio segnò un momento storico: per la prima volta, un brano metal in dialetto trentino finiva in prima serata TV. Dietro l'ironia e la goliardia, i Diaolokan dimostravano di sapersi muovere con professionalità e visione.
III. Il Battesimo del Fuoco: Cronaca delle Conquiste sul Palco (2018-2019).
Per una band come i Diaolokan, la dimensione live non è un contorno ma la sostanza stessa del progetto. È sul palco che il loro thrash prende forma definitiva: urla, dialetto, ironia e sudore fusi in un unico impatto sonoro. Tra il 2018 e il 2019 la band consolidò la propria reputazione dal vivo, passando dai pub locali ai festival di rilievo e dividendo la scena con nomi di caratura internazionale.
3.1. Sul Palco con le leggende Internazionali.
Il biennio 2018-2019 vide i Diaolokan esibirsi più volte all'Happy Ranch di Cembra, tempio del metal trentino. È qui che avvennero alcune delle tappe più importanti della loro storia live.
30 aprile 2018 – “At Ranch with Devils Pt.1” (con Transport League).
Il 30 aprile 2018 i Diaolokan suonarono all’Happy Ranch di Cembra in apertura agli svedesi Transport League, all’interno della serata “At Ranch with Devils Pt.1”. L’esibizione rappresentò una delle prime aperture a una band internazionale per il gruppo, in un contesto underground e diretto, tipico del scena metal di valle. Il live contribuì a rafforzare la presenza dei Diaolokan nella scena metal trentina e a consolidare il loro percorso dal vivo.
14 settembre 2018 - Apertura ai Raven e Hatchet.
Il 14 settembre 2018 i Diaolokan tornarono all’Happy Ranch di Cembra come band di apertura per i britannici Raven, affiancati dai californiani Hatchet e dai trentini National Suicide. Suonare prima di una formazione storica della NWOBHM rappresentò un passaggio rilevante nel percorso live della band, confermando l’affidabilità del progetto e la solidità della resa dal vivo anche in cartelloni di rilievo.
3.2 La Conquista dei Festival: Dall'Underground alla Consacrazione.
Se i concerti con band internazionali avevano dato prestigio, i festival furono il vero terreno di conquista: i Diaolokan si imposero come nome fisso della scena metal trentina.
Suan Rock Festival - La doppia invasione della Val di Fiemme.
Il Suan Rock di Ziano di Fiemme, storico festival gratuito delle Dolomiti, rappresentò per la band una tappa decisiva. Parteciparono a due edizioni consecutive, 2018 e 2019, lasciando il segno e guadagnando una reputazione crescente.
Edizione 2018 - Il debutto (20 luglio 2018).
La prima apparizione dei Diaolokan al Suan Rock segnò il loro ingresso ufficiale nei festival regionali. Fu il primo passo verso un pubblico più ampio e una legittimazione nella scena metal del Trentino.
Edizione 2019 - Il passaggio di testimone (19 luglio 2019).
L'anno successivo, i Diaolokan tornarono al Suan Rock da protagonisti. Erano programmati per chiudere la serata all'una di notte, subito dopo gli MG66, previsti per mezzanotte. Chiudere "dopo gli MG66" non era solo una questione di orario, ma un segnale chiaro: gli organizzatori li consideravano ormai una delle band di punta del festival. Fu la consacrazione definitiva - da emergenti a protagonisti della scena regionale.
Dolometal Festival - Predazzo, 18 maggio 2019.
La partecipazione al Dolometal Festival 2019 fu il passo successivo. In un evento gratuito tra i più noti dell'underground alpino, i Diaolokan condivisero il palco con band affermate come Graveworm, Game Over e Skanners. Essere inseriti in quel cartellone, tra nomi storici del metal italiano, significò entrare ufficialmente nel giro dei festival interregionali e confermare che il thrash en dialet aveva trovato spazio anche fuori dalla Val di Cembra.
3.3 Radici e Ambizioni: Tra la Val di Cembra e la Scena Nazionale.
Il percorso live dei Diaolokan fu costruito con intelligenza: consolidare le radici locali senza smettere di guardare oltre.
RadunoRock Festival - Grumes, Val di Cembra.
Suonare nel cuore della propria valle, tra amici e paesani, non era solo una tappa del tour ma un gesto identitario. Ogni concerto "in casa" era un rito collettivo, un ringraziamento al territorio che li aveva cresciuti e un modo per ribadire che il thrash dei Diaolokan nasceva davvero lì.
Arezzo Wave Selections - Trento, 6 aprile 2018.
La partecipazione alle selezioni di Arezzo Wave dimostrò la volontà di misurarsi su palchi più grandi. Pur restando fedeli al dialetto, la band si mise in gioco in un contesto nazionale, portando il proprio stile unico in un concorso dove solitamente domina l'italiano o l'inglese. Un gesto coraggioso e simbolico: il dialetto trentino, per una sera, parlò la lingua di tutto il Paese.
Tabella Riassuntiva dei Concerti Chiave (2018-2019.)
| Data | Evento | Luogo | Band Rilievo | Note |
|---|---|---|---|---|
| 6 Aprile 2018 | Selezioni Arezzo Wave | Hotel Sporting, Trento | Vari | Partecipazione a un concorso nazionale. |
| 30 Aprile 2018 | At Ranch With Devils Pt.1 | Happy Ranch, Cembra (TN) | Transport League | Prima apertura a headliner internazionali. |
| 20 Luglio 2018 | Suan Rock Festival | Ziano di Fiemme (TN) | Vari | Prima partecipazione al festival, nome presente sulla maglietta ufficiale. |
| 14 Settembre 2018 | Concerto di supporto | Happy Ranch, Cembra (TN) | Raven, Hatchet | Apertura per una leggenda dello speed metal britannico. |
| 18 Maggio 2019 | DoloMetal Festival | Predazzo (TN) | Graveworm, Game Over, Skanners | Consacrazione in uno dei più importanti festival Nord-Est. |
| 19 Luglio 2019 | Suan Rock Festival | Ziano di Fiemme (TN) | MG66 | Posizionati come atto di chiusura della serata. |
IV. Conflitto, Pandemia e Frammentazione (2020-2022)
Dopo aver toccato il picco di visibilità e consolidato la propria reputazione nella scena trentina, i Diaolokan entrarono nel periodo più turbolento della loro storia. L'arrivo della pandemia fece esplodere tensioni che covavano da tempo, portando a cambi di formazione, scontri di vedute e infine a una pausa forzata. Ma, come sempre nel loro stile, anche la fine non fu un fallimento bensì un colpo di teatro.
4.1. Un Ultimo Vaffanculo: "Feve Ciavar" e la Sfida ai Media
Pochi giorni prima del lockdown, nel marzo 2020, i Diaolokan pubblicarono quello che sarebbe stato l'ultimo singolo con la formazione storica (Nemo, Will J., Müller e Kris Stian): "Feve Ciavar". Il titolo parla da solo - "fatevi chiavare" - e il testo è un elenco feroce di categorie da mandare a quel paese: politici, ipocriti, moralisti e, in chiusura, "i giornalisti che parla de tuti fora che dei Diaolokan". La provocazione funzionò. Qualche giorno dopo, il gruppo finì davvero sul giornale L'Adige, con un articolo che commentava l'uscita del brano. Come scrissero loro stessi, "miracolosamente pochi giorni dopo i Diaolokan finisse sul giornal". L'ennesima dimostrazione che la loro ironia diretta e il loro atteggiamento "vaffanculo-style" erano anche una forma efficace di comunicazione. Il singolo fu prodotto da Mauro Andreolli, garanzia di continuità sonora e qualità professionale.
4.2. La Frattura: La Pandemia e l'Addio di Nemo
Il periodo pandemico fu un colpo durissimo. L'impossibilità di provare e suonare dal vivo esasperò le divergenze interne e fece emergere contrasti di visione. Le discussioni degenerarono fino alla separazione dal frontman e co-fondatore Nemo Michelon, voce storica e simbolo della prima era Diaolokan. La sua uscita lasciò un vuoto enorme: per molti, Nemo era "la voce del diavolo cembrano".
4.3. Breve Interregno – Nuove Tensioni: "Lè Finida"
Determinati a non mollare, i tre rimasti decisero di andare avanti. Fu reclutato un nuovo cantante Def Dabeast (Ale). Con lui nacque un nuovo singolo, "Lè Finida", registrato da Mago Studio con la produzione di Maurizio Fracchetti. Il titolo "È finita" era una provocazione in pieno stile Diaolokan: molti pensarono alla fine della band, ma la canzone raccontava in realtà la tragedia più seria per un metallaro... "No cazzo, l'è finì la bira!". Il brano è una farsa perfetta: suono solido, video ironico, autoironia tagliente. Ma sotto la superficie, le tensioni restavano. Nuovi contrasti tra Def Dabeast e Will J. portarono a un altro addio, lasciando di nuovo la band senza voce e con il futuro incerto.
4.4. Lo Scioglimento Controllato: Un Finale da Guest Star
Nel 2022, con le tracce strumentali di "Hell Diaol" e "Dentista" già registrate presso Mago Studio, la band decise di chiudere il ciclo in modo dignitoso. Piuttosto che lasciare i brani incompiuti, i Diaolokan scelsero una via audace: invitare due nomi storici del metal italiano a cantarli.
I vocalist ospiti furono:
- John "KillerBob" (Killer John): voce dei leggendari Necrodeath, pionieri del black/thrash dal 1985.
- Giacomo Secco (Mr. Cattivator): frontman dei Cattivator of Death, icona del metal estremo italiano.
Fu una mossa da veri bastardi del metal: trasformare una crisi in un'ultima, clamorosa dichiarazione d'intenti. Piuttosto che svanire nel silenzio, i Diaolokan chiusero la loro prima era con due brani devastanti, firmati da ospiti di culto. Il risultato? Non una fine, ma un addio strategico. Un gesto che consolidò la loro reputazione e mantenne vivo il nome Diaolokan in attesa inevitabile di un ritorno.
V. Analisi della Discografia e dei Temi
La discografia dei Diaolokan non è una semplice raccolta di brani, ma un racconto coerente che attraversa anni, cambi di formazione e contesti diversi mantenendo sempre una forte identità. Capirla significa collocarla nel suo ambiente naturale: la Val di Cembra, il dialetto, una quotidianità fatta di lavoro, bar, bestemmie, vino, ironia e disincanto. È da questo contesto reale che nasce la loro musica, ed è lì che trova il suo senso più profondo.
La scelta del dialetto trentino come lingua esclusiva non è mai stata folcloristica né nostalgica, ma una presa di posizione precisa. Il cembrano diventa uno strumento espressivo diretto, ruvido, spesso spigoloso, capace di rendere credibili storie che in italiano o in inglese perderebbero forza. Le parole non vengono “cantate” nel senso classico del termine, ma sputate, urlate, predicate o derise, seguendo la cadenza naturale del parlato. In questo modo la voce si integra con riff e batteria, diventando parte attiva del suono e contribuendo a definire quello che la band stessa ha sempre rivendicato come “metalo cembran autentico”.
Dal punto di vista tematico, i Diaolokan costruiscono una satira feroce e popolare allo stesso tempo. I testi parlano di politica, religione, attualità, lavoro, ipocrisie sociali e piccole tragedie quotidiane, ma lo fanno senza alcuna pretesa morale o intellettuale. La denuncia passa attraverso l’ironia, l’esagerazione e la bestemmia, in un equilibrio costante tra rabbia e autoironia. Dietro l’apparente volgarità si nasconde una scrittura lucida, che osserva il mondo dal basso e lo restituisce senza filtri, come farebbe una conversazione al bar dopo una giornata storta.
Un elemento centrale della loro poetica è proprio il rifiuto della posa: i Diaolokan non interpretano personaggi e non costruiscono mitologie artificiali. Le canzoni nascono da esperienze comuni, situazioni riconoscibili e frustrazioni condivise, spesso esasperate fino al grottesco. Questo approccio rende la Val di Cembra non solo uno scenario locale, ma una metafora universale di provincia, in cui chiunque può riconoscersi, anche al di fuori del contesto trentino.
Nel loro insieme, i brani formano quindi una sorta di cronaca metal della vita reale: sporca, ironica, arrabbiata e autoironica allo stesso tempo. È questa coerenza tra lingua, suono e contenuto a rendere la discografia dei Diaolokan immediatamente riconoscibile. Il dialetto diventa firma, arma e manifesto: non un limite, ma il mezzo attraverso cui la band ha costruito la propria identità e il proprio modo unico di raccontare il mondo, ridendone mentre lo prende a schiaffi.
Tabella 1: Diaolokan – Discografia Ufficiale (2016–2025)
| Titolo | Tipo | Anno | Produzione | Note |
|---|---|---|---|---|
| Paganella | Demo | 2016 | Autoproduzione (home recording) | Prima registrazione demo della band. Accompagnata dal primo videoclip ufficiale pubblicato su YouTube. |
| Lambicar | Singolo | 2016 | Mauro Andreolli | Primo singolo ufficiale. Pubblicato con videoclip, ha ottenuto un notevole successo locale. |
| Tompesta | Demo | 2017 | Autoproduzione (home recording) | Brano commemorativo dedicato alla tempesta del 9–10 agosto 2017 che colpì il territorio trentino. |
| Cingol | Singolo | 2017 | Autoproduzione (home recording) | Singolo realizzato appositamente per il video degli auguri di Natale 2017. |
| V.G.D.Q.C. | Singolo | 2017 | Mauro Andreolli | Uno dei brani più rappresentativi della band, poi incluso su EP. |
| LAPO | Live | 2017 | Autoproduzione (live recording) | Live at Gasoline 15/07/2017. |
| Basta Magnar | Singolo | 2018 | Mauro Andreolli | Brano di forte denuncia sociale e politica. |
| Ratnemarcas | EP | 2019 | Mauro Andreolli (co-produttore) | Raccoglie i singoli precedenti con inediti e tracce live. La traccia “Sacramentar” è apparsa su DMAX. |
| Feve Ciavar | Singolo | 2020 | Mauro Andreolli | Pubblicato con videoclip poco prima della pandemia. Ultima uscita con Nemo Michelon alla voce. |
| Lè Finida | Singolo | 2021 | Mago Studio (Maurizio Fracchetti) | Unica registrazione con “Def Dabeast” (Ale) alla voce. |
| Hell Diaol / Dentista | Singoli | 2022 | Mago Studio (Maurizio Fracchetti) | Brani di scioglimento con voci ospiti di John “KillerBob” (Necrodeath) e Giacomo Secco (Cattivator of Death). |
| V.G.D.Q.C. (Edizion de Nadal) | Singolo | 2025 | Mauro Andreolli | Nuova edizione pubblicata per celebrare la reunion della band e gli auguri di Natale 2025. |
VI. La Rinascita (2025): Il Ritorno
Dopo quasi tre anni di silenzio, nel 2025 il nome Diaolokan è tornato a riecheggiare nella Val di Cembra. La pausa del 2022 non era stata una fine, ma una tregua. Il ritorno non è un'operazione nostalgia: è una rifondazione vera e propria, guidata dai membri storici e da una nuova energia che ha rimesso in moto la macchina del thrash en dialet. Il ritorno del 2025 riparte dalla stessa idea: non rincorrere mode, ma restare fedeli a quel linguaggio che li ha resi riconoscibili. Se negli anni la frase “Thrash Metal Trentin” è rimasta addosso alla band, è perché descrive bene quello che fanno: thrash diretto, dialetto tagliente e umorismo spietato, con dentro la valle e le sue contraddizioni.
6.1. L'Iniziativa di Müller e la Rifondazione
La scintilla è partita dal batterista Müller, che ha deciso di risvegliare la bestia. È stato lui a contattare i due pilastri della band: Willy "Will J." Sebastiani e Kris Stian. L'entusiasmo è stato immediato. Will J., definito da molti "l'unico vero fondatore, mente astuta e lama tagliente da cui nascono la maggior parte delle satire e delle denunce sociali", era pronto a rimettersi in gioco. Con Müller dietro le pelli e Kris di nuovo al basso, il nucleo originario era ricomposto: la triade cembrana era tornata, con la stessa rabbia e la stessa ironia di sempre.
6.2. Un Nuovo Fronte: l'Ingresso di Gubbio
Serviva una voce nuova per riaprire il fronte. Müller trovò il candidato perfetto: Gubbio, già bassista dei Bullshit (attivi nel circuito trentino e ospiti alla Gorghenfest) e frontman dei Thanatos. La scelta fu immediata: voce potente, presenza scenica e spirito in linea con la band. L'annuncio ufficiale arrivò con un commento che racchiude tutto lo spirito Diaolokan: (SUPPORTA IL VERO METAL CEMBRANO, ASCOLTA DIAOLOKAN) NON ASCOLTARE I THANATOS. Una frase che è insieme scherzo, provocazione e dichiarazione di guerra. È marketing alla Diaolokan: creare rivalità per ridere, ma anche per ricordare a tutti chi rappresenta davvero il Vero Metallo Cembrano. Il messaggio è chiaro: lo spirito irriverente e auto-promozionale della band è più vivo che mai.
6.3. Missione Rinnovata: Nessuna Tregua
La nuova formazione riparte da una missione chiara: continuare a essere una voce scomoda. Nel manifesto che accompagna il ritorno, i Diaolokan avvertono: “Ghe ne aven per tuti... nessun se pol salvar. Sare i prossimi a vegnir tolti de mira?”. Non è una posa né una provocazione fine a sé stessa, ma la conferma di una linea che non è mai cambiata. Dal 2016 a oggi è cambiato il mondo, sono cambiate le persone, ma non l’attitudine: usare il thrash dialettale per prendere a schiaffi la realtà, colpendo dove fa male e ridendo mentre lo fa. La pausa non ha chiuso nulla. Ha solo rimandato il momento. I Diaolokan sono di nuovo qui, e non hanno imparato a stare zitti.
Tabella 2: Diaolokan Cronologia dei Membri
| Membro | Ruolo | Periodo di Attività | Altre Band / Note |
|---|---|---|---|
| Willy Sebastiani (Will J.) | Chitarra | 2016-2022; 2025-Presente | ex-Pestilenza, ex-M.O.R.T.H. |
| Paolo da Ceola (Müller) | Batteria | 2016-2022; 2025-Presente | - |
| Christian Faes (Kris Stian) | Basso | 2016-2022; 2025-Presente | ex-Emotional Dark Tragedy, ex-Havoc |
| Nemo Michelon | Voce | 2016-2020 | ex-Pestilenza |
| Def Dabeast | Voce | 2021 | ex-Forstoner, Out of Resort |
| John KillerBob (Ospite) | Voce | 2022 | Necrodeath, Cadaveria |
| Gubbio | Voce | 2025-Presente | Thanatos, ex-Bullshit, |
| Giacomo Secco (Mr. Cattivator) (Ospite) | Voce | 2022 | Cattivator of Death |